Autoritratto di Montorsoli, olio su tela (1892)

Se amate la moda non potrete che innamorarvi dei quadri di Giovanni Boldini, pittore ferrarese che si dimostrò capace di rendere eterno, attraverso i suoi ritratti, il gusto dell’epoca più frizzante, affascinante e coinvolgente del XIX secolo: la Belle Epoque.

Cenni biografici

Boldini nasce a Ferrara (nel 1842), dove si avvicina alla pittura grazie al padre, frequentando lo studio di due importanti artisti ferraresi, Girolamo e Domenico Domenichini. Compiuti i 20 anni la sua passione lo porterà a trasferirsi a Firenze, dove si iscrive alla Scuola di Belle Arti. Nella città Toscana, centro culturale e artistico molto stimolante, Boldini conoscerà spunti nuovi soprattutto il linguaggio artistico e la filosofia dei Macchiaioli, con cui viene a contatto tramite la frequentazione del Caffè Michelangelo. L’artista tuttavia non assimila la sua arte ai nuovi linguaggi pittorici conosciuti, ma prosegue in un percorso di crescita personale che lo porterà, nel 1867, a Parigi in occasione dell’Exposition Universelle. Il primo soggiorno parigino si rivelerà molto importante per l’artista, nella capitale francese, ormai centro assoluto dell’arte europea, Boldini ha infatti modo di conoscere il gusto realista di Courbet e il nascente linguaggio impressionista di Manet e di Degas, ma -ancora una volta- il giovane Boldini sceglie di proseguire lungo una strada diversa.

Lo stile

Lo stile di Boldini è inconfondibile, a partire dal soggiorno parigino il suo stile assume note inedite: tratti dinamici, vibranti, volti magnetici. Nei suoi ritratti l’artista cura gli eleganti abiti delle protagoniste  con la stessa dedizione con cui delinea la fisionomia dei loro volti e, in poco tempo, viene denominato ”il pittore della donna”. L’artista vive la nascita e l’affermazione dell’industria della moda proprio nella città -Parigi- che ospita e accoglie questo nuovo fenomeno, sviluppando uno strettissimo rapporto tra la sua arte e la moda. Nei suoi ritratti i vestiti si fanno portavoce della personalità delle protagoniste, sono essi stessi i protagonisti delle sue opere, tanto che era l’artista a scegliere l’abito che le modelle dovevano indossare.  Questa sua filosofia artistica gli costò, in un primo momento, diverse critiche: da molti fu considerato un artista superficiale, che ritraeva soggetti che trasudavano eccessiva vanità, troppo attento alla dimensione mondana e lontano dalla purezza e dalla semplicità classica… eppure Giovanni Boldini fu amato dai suoi contemporanei perché divenne lui stesso- attraverso la sua arte- il creatore di quei modelli di perfezione che tutte le donne desideravano emulare e gli aristocratici di tutto il mondo faranno carte false per ottenere un suo ritratto!

Ritratto di Madame Charles Max, 1896 Museo d’Orsay

Boldini sviluppa il genere del ritratto con caratteri assolutamente nuovi,  non rinuncerà mai a una dimensione di dinamismo, che riflette l’energetico movimento della Bella Epoque e lo trasmette su tela con l’aiuto di pennellate veloci, elettriche che si possono ammirare nella definizione delle vesti e delle pose dei suoi personaggi. Nel suo essere rivoluzionario, l’artista conserva un ricordo della tradizione classica, riconoscibile nella precisa definizione della fisionomia dei personaggi, si pensi al suo ”Ritratto di Madame Charles Max”, dove l’espressione serena della donna,  celebre cantante dell’alta società parigina, si accompagna a un dolce rossore sulle gote e all’accenno  di un sorriso.  La posa della figura femminile è però estremamente dinamica, mentre cinge elegantemente la veste per evitare di inciamparvi sembra quasi avanzare verso lo spettatore. Un gesto semplice si fa portavoce della raffinatezza della donna e offre al pittore la possibilità di stringere il vestito sui fianchi della donna, evidenziandone la silhouette. Madame Charles, attraverso il pennello di Boldini, appare in tutta la sua bellezza, una donna elegante e consapevole del suo fascino.

L’idea di femminilità che offre Boldini attraverso le sue opere verrà ripresa da Galliano, (stilista e direttore creativo di Dior negli anni 2000) nella collezione autunno inverno del 2005/2006 che lo stilista dedica all’idea di donna che aveva Christian Dior, il fondatore della Maison, riprendendo l’idea di femminilità tipica di fine 800: il corsetto che cinge la sagoma della figura femminile e il trionfo di tessuti svolazzanti, gli stessi che riconosciamo nei dipinti di Boldini.

Delle donne della mia infanzia mi resta soprattutto il ricordo dei loro profumi, profumi persistenti -molto più di oggi, che impregnavano l’ascensore molto tempo dopo il loro passaggio- dei vortici di pelliccia, dei gesti alla Boldini, delle fiamme del paradiso e del collier d’ambra.

Christian Dior, Je suis  couturier 1951

John Galliano per Christian Dior, Jacqueline, Haute Couture autunno inverno 2005. Parigi, Collection Dior Héritage © photo Guy Marineau ispirato al dipinto di Boldini

Il pittore che già nel suo tempo, dettava la moda, rimarrà eternamente simbolo di eleganza e portavoce di un’intera epoca, anticipando a livello stilistico in chiave rivoluzionaria, una pennellata vibrante, veloce e dinamica rappresentativa di un movimento fino ad allora sconosciuto e che giungerà a maturazione nella pittura futurista.